Messaggio a diffusione universale
13.12.1992
Miei cari figli,
è ormai vicino un tempo atteso nei cuori cristiani secondo la tradizione per la quale si rievoca quasi da duemila anni or sono l’evento di una nascita non realmente vissuta nelle vostre generazioni per quanto invece è stata predicata alimentando in taluni la sola fantasia, in altri l’emozione di un ricordo tramandato, in pochi la speranza di una realtà tutta ancora da vivere e da riscoprire. Gesù di Nazareth continua ad essere il fondamento del cristianesimo, la sua nascita, la sua morte, la sua resurrezione, nella testimonianza di quanti lo riconobbero e lo adorarono, ne udirono la parola, ne videro i miracoli, ne condivisero la passione, ma con lui non morirono, perché solo al Figlio di Dio sarebbe stato concesso tornare al mondo per volere del Padre Celeste.
Ma in che modo, figli miei, l’umanità ha vissuto l’evento del reale ritorno di Gesù sulla terra? In quanti si è guardato a tale circostanza quale realtà annunciata dal Verbo e pertanto attuabile secondo i tempi prescelti da Dio? Eppure, la festa del Santo Natale si è celebrata da sempre in tutte le vostre case, avete imbandito le vostre mense ricche di ogni bene, le luci e i colori hanno dato vita ai luoghi più angusti, e i cuori di tutti voi hanno accantonato in tale ricorrenza gli affanni e le ansie della vita quotidiana.
In tutti i paesi si sono celebrate le usanze nel segno dell’unione e della fratellanza, e per un giorno si sono viste cadere le barriere della indifferenza, dell’odio, della incomprensione, come se per un magico ricordo ogni ostilità tra gli uomini potesse essere cancellata da un gesto d’amore. Si è cercato di ricreare l’atmosfera mistica che vide il primo vagito del Figlio di Dio ed ecco che dal materiale più povero a quello più pregiato hanno preso forma immagini realmente vissute con i loro stessi nomi, Giuseppe, Maria, i pastori, i Re Magi, il bue e l’asinello e ancora le spigolature angolose di una grotta in un paesaggio tutto coinvolto nella grandiosità del momento dove le stelle divennero in una, guida sicura secondo l’annuncio di un angelo fino alla culla pronta ad accogliere un bimbo di nome Gesù. Ciascuno di voi, figli miei, ha partecipato nel proprio cuore almeno una volta a quel rito per il quale l’immagine del bambinello viene posta sulla paglia, ma quanti lo hanno sentito veramente vivo nelle proprie mani pronto a farsi di nuovo carne in ogni momento, piuttosto che assistere egli stesso ad una celebrazione che nulla più ha di vivo se non la consuetudine racchiusa nel solo ricordo di una notte?
E’ triste figli miei dovere affermare tutto questo ma i fatti da voi stessi vissuti ne dimostrano la verità, poiché il vostro agire quotidiano è una costante profanazione di quel gesto d’amore che vide scendere sulla terra il Figlio di Dio. In quel tempo furono molti i pastori che accorsero a quella mangiatoia ove ne scoprirono tutta la ricchezza, per quanti pochi oggi rivivono quell’evento nella Fede che si riproponga secondo una promessa che è premio per coloro che non lo dimenticarono, per coloro che non lo offesero, per coloro che non lo tradirono. Chi di voi può ritenere oggi di avere il cuore pronto e le mani candide per accogliere nella realtà quel vagito quale espressione viva dell’amore di Dio? Chi di voi ne riconoscerebbe il ripetersi di un atto misericordioso del Padre, atto estremo per la salvezza di tutta l’umanità giunta ormai al confine della perdizione? Chi di voi contesterebbe ancora una volta la celeste paternità di colui che fu già offerta, testimonianza, sacrificio estremo, riscatto del bene offeso dal male? E badate figli miei, che del ritorno di Cristo Gesù sulla terra siete stati avvertiti, e nonostante vi abbiano fatto credere ad un evento quasi inimmaginabile, non coinvolgente l’identità personale di ciascuno di voi, piuttosto l’evento universale a chiusura della storia delle generazioni, voi, avete il sacrosanto dovere di leggere le scritture e di riconoscervi quanto già state vivendo, e allora avreste compreso che se l’annuncio delle guerre, delle carestie, delle pestilenze, delle calamità e di quanto altro conoscete dal libro dell’Apocalisse, se tale annuncio ha scandito nel tempo le realtà vissute in questo ultimo secolo avreste creduto di essere giunti in prossimità del ripetersi di quell’evento che come tale non può tradursi a chiusura e a fine di tutte le cose bensì deve intendersi come premonitore di nuove speranze per coloro che lo hanno meritato, secondo un tempo limitato di vita nella distribuzione del giusto premio così come anzitempo promesso. e in tal senso figli miei, intendo sollecitare il vostro animo affinché vi disponiate spiritualmente a trascorrere questi giorni di attesa nella realtà dell’evento natalizio poiché è da credere che i tempi della rievocazione, del ricordo debbano chiudersi contestualmente a questa era.
Un nuovo tempo vi attende ed è riservato a tutti coloro che saranno disponibili a rifondare la nuova Chiesa di Cristo sulla verità e sulla giustizia, dovendo intendere come verità il Verbo rigenerato e pertanto purificato da ogni interpretazione che ha distorto il contenuto della dottrina, e come giustizia l’espressione dell’amore di Dio nell’esempio vivente di suo figlio, nell’esatto discernimento dei premi e delle colpe.
Figli miei sappiate che nell’atto sacramentale per il quale siete chiamati a riconoscere il sangue e il corpo di Cristo nella realtà di un sacrificio realmente avvenuto nella carne, allo stesso modo sappiate che prepararsi al Santo Natale deve oggi per tutti voi significare la disponibilità a riconoscere nei sensi e mediante i sensi la presenza di colui che fu già uomo e torna a nascere secondo la volontà di Dio.
Vi benedico.
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